I DISCOUNT METTONO ALL’ASTA L’AGRICOLTURA ITALIANA

Articolo di Liberti-Ciconte, Internazionale 25/07/2018: https://www.internazionale.it/reportage/stefano-liberti/2018/07/25/passata-pomodoro-eurospin L’offerta è di quelle irrinunciabili: una bottiglia di passata di pomodoro a 39 centesimi di euro, un litro di latte a 59 centesimi, un barattolo da 370 grammi di confettura extragusti a 79 centesimi, un pacco di pasta trafilata al bronzo a 49 centesimi. Diffuso a tappeto nelle cassette delle lettere e su internet, il volantino promuove i saldi sul cibo per attrarre una clientela sempre più vasta. A firmarlo è il gruppo Eurospin, quello della “spesa intelligente” e del marchio blu con le stellette, discount italiano con una rete di oltre mille punti vendita in tutta la penisola e vertiginose crescite di fatturato annuali a due cifre . Facendo un rapido calcolo, è possibile preparare una pasta al pomodoro per quattro persone spendendo quanto un caffè al bar. Ma come fa il gruppo veronese a proporre prezzi così stracciati? Dietro le offerte al consumatore, c’è un meccanismo perverso che finisce per schiacciare intere filiere e che ha conseguenze sulle dinamiche di produzione e sui rapporti di lavoro nelle campagne: l’asta elettronica al doppio ribasso. Questa pratica commerciale, che somiglia più al gioco d’azzardo che a una transazione tra aziende, è sempre più diffusa nel settore della Grande distribuzione organizzata (Gdo), soprattutto tra i gruppi discount. Fa leva sul grande potere che hanno acquisito negli ultimi anni le insegne dei supermercati, diventate il principale canale degli acquisti alimentari, e sulla frammentazione e lo scarso potere contrattuale degli altri attori della filiera. Come funziona un’asta online al doppio ribasso Il meccanismo di base è lo stesso di un’asta: da una parte c’è la Gdo, che deve acquistare...

INSIEME PER UNA PERSICETO PIU’ SICURA

In riferimento alla Commissione Bilancio dell’Unione Terred’acqua riunitasi martedì 24 luglio 2018 alle ore 18.30 presso la Sala Giunta del Comune di San Giovanni in Persiceto, il Sindaco Lorenzo Pellegatti, in quanto Sindaco delegato al Bilancio dell’Unione, ha comunicato che l’avanzo di 700.000,00€ verrà applicato per la progettazione, l’acquisto e la messa in posa di nuove telecamere di videosorveglianza da distribuire su tutto il territorio dell’Unione. Il criterio di riparto dell’avanzo avverrà secondo il numero di abitanti risiedenti in ogni Comune dell’Unione pertanto questo porterà al Comune di San Giovanni in Persiceto 233.000,00€. Considerato che i Sindaci dell’Unione si sono dati come scadenza per la presentazione dei singoli progetti il mese di Settembre, nel ritenere assolutamente importante la cifra che verrà impiegata sul nostro territorio per un progetto volto ad un maggiore controllo e sicurezza, considero inaccettabile che, a scadenza fissata pera presentazione del progetto, ovvero Settembre, nessun organo collegiale come le Commissioni consiliari ed il Consiglio stesso, fino ad oggi, fine luglio, non siano mai stati coinvolti. Sono pertanto a chiedere al Sindaco – come mai nessuna Commissione consiliare sia mai stata coinvolta nell’ideazione di tale progetto; – se non ritenga opportuno che un argomento di tale importanza come la sicurezza dei cittadini, non debba essere discusso ed affrontato in Consiglio comunale affinché si possa arrivare alla presentazione di un progetto...

UN POLO CULTURALE PER PERSICETO

Premesso che: –  le passate amministrazioni e l’attuale gruppo democratico, da sempre hanno creduto e lavorato per rafforzare e promuovere il sistema museale locale attraverso politiche finalizzate all’arricchimento dell’offerta culturale valorizzando il patrimonio presente sul nostro territorio al fine di ampliare la conoscenza della nostra storia; – nel Documento Unico di Programmazione presentato dalla scorsa Amministrazione in data 17/12/2015 vi era come obiettivo di mandato l’apertura nel complesso di S. Francesco di uno spazio polifunzionale per mostre, concerti ed eventi culturali; – questa intenzione di restauro conservativo e recupero dell’ex chiostro e annessa ex chiesa di S. Francesco è stata confermata anche nel programma presentato dalla nostra coalizione per le elezioni amministrative del 2016 al fine di realizzarvi un vero e proprio polo culturale per Persiceto; Sottolineato che nel Documento Unico di Programmazione 2017/2021 di questa maggioranza e successiva nota di aggiornamento per il triennio 2018/2020 presentata in data 22 febbraio 2018 non vi è alcun riferimento all’utilizzo che si intende fare del complesso di S. Francesco; Considerato che nella delibera di giunta nr. 46 del 27/03/2018, nella quale si approva la proposta avanzata dall’Agenzia Territoriale per la sostenibilità alimentare, agro-ambientale ed energetica (AGEN.TER) di valorizzare il Museo del Cielo e della Terra attraverso la creazione di un percorso sperimentale per le vie del paese che avrà come filo conduttore un enorme atomo di Carbonio, disegnato in scala sulla mappa del centro storico il cui nucleo sarò posto al Planetario ed i suoi elettroni saranno le principali sedi museali locali così da collegare tutti i punti culturali del territorio con esperienze ed approfondimenti scientifici; Si prende atto con piacere...

SALVIAMO IL “PALAZZACCIO”

Il Palazzo dell’Abate, meglio noto come “Palazzaccio”, fu costruito nel XIII secolo lungo la via di collegamento più diretta  con Nonantola, evitando il castello di Sant’Agata. Questa antica costruzione costituisce certamente un esempio tangibile dello stretto rapporto che legava in quel determinato periodo storico il territorio di San Giovanni In Persiceto con quello di Nonantola in quanto venne realizzata all’esterno della residenza del mandatario della riscossione delle decime per l’Abbazia di Nonantola ed aveva funzione di deposito. Situato al di fuori del castrum, il Palazzo dell’Abate era dunque una sorta di snodo della strada che collegava il Borgo rotondo, nucleo antico di Persiceto, con la vicina Abbazia. Agli inizi del ‘300, quando furono costruite le fosse difensive attorno alla città, il palazzo fu inglobato all’interno del loro perimetro. Successivamente, nel 1501 fu occupato da un ramo della casa senatoria bolognese Sampieri, molto vicina ai Bentivoglio (all’epoca proprietari dell’odierno Palazzo comunale) e si presuppone che vi risiedesse il fiduciario fattore della famiglia e che la residenza fungesse anche da deposito dei prodotti agricoli provenienti dal circondario. Se già dalla fine del ‘500 parte dell’edificio fu trasformato in alloggi per inquilini, è solo a partire dal 1710 che il “Palazzaccio” fu convertito completamente in abitazione, perdendo così le sue originarie funzioni di rappresentanza e di deposito. Nell’Ottocento la residenza fu occupata per brevi periodi da famiglie di poveri braccianti e anche nella prima metà del XX secolo, pur profondamente trascurata e diroccata, mantenne la funzione di abitazione. La lunga storia del “Palazzaccio” è da sempre connessa alle attività contadine e alla storia del Consorzio Agrario della Partecipanza il quale lo acquistò nel 1959 con...

LE IMPRESE: TUTELE ANCHE PER I GRANDI

Le misure vanno estese anche ai soggetti oltre i 50 milioni di fatturato “Come industria alimentare italiana abbiamo chiesto modifiche specifiche sulla normativa in discussione a Bruxelles per applicare tali regole non solo a tutela delle Pmi ma di tutte le aziende che, a prescindere dalle dimensioni, si trovino in rapporti di forza sbilanciati”. Per bocca del presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, nel dibattito sulla direttiva in materia di pratiche commerciali sleali le imprese si schierano a fianco dell’Europarlamento: l’applicazione delle otto tutele non va limitata alle sole aziende con meno di 50 milioni di fatturato, perché di fronte ai colossi europei della grande distribuzione anche le aziende che superano questo tetto, infondo sono piccole. “La soglia dimensionale non è giusta”, gli fa eco Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative e anche di Conserve Italia, il consorzio che aggrega 14mila produttori agricoli per un fatturato di circa 900 milioni di euro. E aggiunge:”la proposta di una direttiva del genere è assolutamente necessaria, in Europa viviamo un’alterazione della concorrenza a favore della grande distribuzione, dove peraltro è in atto un processo di concentrazione delle centrali d’acquisto che sposterà la bilancia ancora più a sfavore dei produttori”. “Con molte catene distributive che operano nel nostro Paese – sostiene Scordamaglia – esistono rapporti commerciali corretti, basati sul reciproco rispetto e sulla valorizzazione di filiere costruite insieme. Le nuove regole comunitarie servono pertanto solo per chi, in qualsiasi fase della filiera, non rispetta tali principi di leale competizione e approfitta della propria maggiore capacità contrattuale. Sì dunque alle regole per i furbi, ma senza ingessare il mercato. Adesso gli sforzi di tutti devono essere...