“Eccoci”, una nuova generazione scende in campo!

Idee, proposte e progetti per far ripartire il Partito Democratico dell’Emilia-Romagna! Pubblico il mio intervento all’Assemblea di sabato 28 febbraio tenutasi a Bologna. Care amiche e cari amici, il mio intervento non sarà una presa di posizione, ma vuole essere una riflessione personale fatta ad alta voce. Ho sempre inteso l’esortazione einaudiana del “conoscere per deliberare” nel duplice significato che le decisioni devono essere sostenute da analisi attente, ma, una volta compreso il problema nei suoi molteplici aspetti, occorre assumersi la responsabilità del decidere. Considerando la società come la forma più intesa e vincolante di organizzazione della vita collettiva, la prima constatazione che qualsiasi osservatore della vita sociale è indotto a fare, è che vi sono vari modi, secondo i luoghi e i tempi, di dar forma a questa organizzazione. Da qui nasce il mio primo ragionamento attorno alla parola “identità”. Chi siamo e cosa vogliamo? Il sostantivo  “giovani” di per sé non ha nessuna valenza se non quella anagrafica. L’aggettivo “democratici” non riguarda soltanto un apparato politico, ma è costituzione dell’essere umano in quanto tale, o almeno dovrebbe esserlo. Inoltre molti di noi si ritrovano associata la parola “amministratori”. Ecco allora perché sottolineo con forza la necessità di un nostro valore identitario che non sto dicendo non esserci, ma che piuttosto va rimarcato in quanto siamo prima di tutto un bacino di intelligenze collettive in grado di dare speranza non solo al nostro partito, ma al futuro di questo Paese. Ma facciamo ancora di più: diamo risposte concrete al nostro amico, al nostro vicino di casa, alla nostra stessa famiglia, ai nostri colleghi di studio o di lavoro. Tutto...

L’assenza della decisione!

Mai come oggi essere giovani implica insicurezza. Alzarsi al mattino e passare in rassegna i maggiori quotidiani per vedere cosa accade nella propria Città, nel proprio Paese, nel Mondo lascia un amaro in bocca che velocemente si trasforma in forte preoccupazione. Sembra che qualunque sacrificio o sforzo si possa fare sia tutto inutile. Andiamo con ordine. Il Presidente del Consiglio si sta rendendo conto che purtroppo le tempistiche da lui auspicate, nella realtà dei lavori parlamentari, incontrano forti ostacoli sia strumentali sia naturali per quello che può chiamarsi ancora democrazia. È naturale che quando si parte in quinta poi si debba fisiologicamente rallentare; non tutto il percorso può tenere la stessa marcia. E noi siamo a questo punto. Stallo politico. Vi è molta carne al fuoco: La riforma costituzionale ed elettorale, la politica estera, la spending review, la riforma del lavoro, della pubblica amministrazione, del fisco e della giustizia. Come si può pensare di non imbattersi in un rallentamento? Stiamo partecipando in questi giorni al luttuoso dato sulla nostra decrescita nel secondo trimestre e ad un rallentamento della motrice europea. Il risultato di questo dato non va addossato al Governo attuale in quanto è carica da troppo poco tempo perché si possano notare miglioramenti o peggioramenti da addebitarsi; quello che mi spaventa maggiormente è l’aumento vertiginoso dell’assenza della Politica sulla scena del dibattito e della decisione. Burocrati, Tecnocrati e Professori si sentono e si arrogano il diritto di giudicare, imporre e indirizzare le politiche di un singolo stato o addirittura di un continente intero. I giornali e le trasmissioni televisive si riempiono di questi personaggi che pretendono di avere...

La Politica ha fallito?

Sempre più spesso mi si chiede un’analisi oggettiva della situazione attuale. Sostanzialmente tutti i discorsi possibili, veritieri o meno, possiamo dire che aggirano attorno a un’unica grande domanda: la politica (sia essa italiana o europea) ha fallito? Bene, c’è un punto da chiarire. Non è il fallimento della Politica in quanto tale ad aver generato questo logoramento sfociante nella decrescita, ma di un modo di fare politica. È il fallimento di una classe dirigente, di partito sicuramente, ma fondamentalmente di guida del paese. La Politica è per antonomasia l’arte di amministrare. Amministrare cosa? L’intero andamento di un paese (sarebbe più opportuno parlare di sviluppo ma in un momento come questo non voglio allargarmi troppo). La Politica fallisce nel momento in cui non è più in grado di dare risposte concrete. La Politica italiana è sempre stata un susseguirsi di fallimenti, più o meno vistosi, più o meno percepiti, ma pur sempre presenti. Come recuperare questa fiducia? Come invertire questo cambio di rotta? In primis bisogna essere consapevoli che le politiche adottate negli ultimi decenni hanno prodotto i risultati oggi ben visibili. Allora perché ostinarsi a percorrere un binario che casomai cambia numero ma non direzione? Io ho studiato e studio il funzionamento della politica su carta, su aspetti teorici, su fondamentalismi greci e latini e sono ben consapevole della limitatezza all’interno della quale mi muovo, ma è proprio questo il punto. Siamo in una situazione dove nessuno ce la può più fare da solo. Un figlio senza l’aiuto dei genitori, una coppia con figli senza l’aiuto dei nonni, un operaio senza l’aiuto del datore di lavoro, un datore di...